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Ecco perché la fotografia stampata non morirà mai

Un giorno, in un ristorante, accanto alla cassa, ho notato un cartello:

Sabato scorso è stato smarrito in questo locale un hard disk contenente le fotografie della nostra famiglia. Sono tutti i nostri ricordi. Se li ritrovate, per favore, chiamate il numero…

Un tempo, scattare e stampare fotografie costava molto: chi ha vissuto nella generazione dei rullini e delle polaroid non avrebbe mai sprecato una fotografia per immortalare la sua cena, né per un selfie con la bocca alla Zoolander.

La fotografia era preziosa: si doveva centellinare, selezionare, stampare e riporre con cura.
I rullini venivano portati al negozio di fotografia uno alla volta, per diluire un po’ la spesa.

E le fotografie amatoriali erano spesso sfocate, scure, non allineate.

Ma avevano un pregio: erano reali. Rappresentavano la realtà di quel momento: la foto del primo compleanno con i piatti sulla tavola e le bottiglie davanti, la foto sul balcone con la ringhiera scrostata, la foto del panorama delle vacanze con le persone piccole piccole sullo sfondo (quel puntino sono io!).

Adesso abbiamo la fortuna che la fotografia digitale ha reso tutto più semplice, più bello e meno costoso. Le macchine fotografiche compatte hanno prezzi ragionevoli, gli smartphone sono in grado di fare belle fotografie (quando si ha l’occhio e la tecnica necessaria).

Ma spesso immortaliamo la vita per i social, e non per documentare i nostri momenti felici: preferiamo un selfie a una foto di gruppo, la foto del piatto che abbiamo ordinato invece che la tavola apparecchiata per la famiglia.

A volte le fotografie moderne rappresentano ‘la vita Pinterest’, invece della vita reale.

Una vita bianca e luminosa, in una casa ordinata alla perfezione (con una strategica angolazione anti-disordine), davanti a grandi ciotole di avocado e frullati di spirulina. E va bene, perché nessuno può stabilire cosa è giusto o sbagliato.

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Ma la fotografia ha ancora bisogno di nutrirsi di relazioni. Se vogliamo che una fotografia, tra vent’anni, rappresenti per noi un ricordo significativo, dobbiamo tornare a riappropiarci del coinvolgimento emotivo che sta alla base della formazione dei nostri ricordi.

Noi infatti ricordiamo ciò che ci ha emozionati, spaventati, resi felici: ricordiamo gli eventi quando sono associati alle emozioni vissute. Le fotografie attivano una relazione non solo tra passato e futuro, ma anche tra chi fotografa e chi viene fotografato.

Quanto sono importanti le nostre relazioni, i nostri ricordi?

Siamo pronti a perdere le nostre fotografie salvate sugli hard disk o su un telefonino che si rompe?

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I bambini di oggi sono nativi digitali. Imparano precocemente ad usare tablet e telefonino, ad usare la tecnologia per comunicare e scrivere, per intessere relazioni e anche per fotografare.

Non conoscono la bellezza dell’attesa: non hanno più bisogno di attendere che il rullino venga portato in negozio per essere stampato, non hanno più bisogno di attendere una lettera scritta a mano e spedire una cartolina con un francobollo.

Possono raggiungere il mondo con un click.

E se da una parte questo è stato un miglioramento evidente della qualità della loro vita, in termini di possibilità di scelte e possibilità di imparare al di fuori dei soliti schemi, dall’altra parte ha eliminato dalla vita dei bambini il senso della lentezza.

Ecco perché la fotografia stampata non morirà mai: perché rappresenta quella ‘lentezza’ che è la base e il deposito della formazione dei veri ricordi. Perché non è un hard disk che possiamo smarrire in un ristorante, perdendo la memoria delle nostre relazioni.

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Possiamo insegnare ai bambini a sfruttare la fotografia digitale per imparare a vivere slow:

  • pensare allo scatto fotografico invece che fotografare a raffica: scegliere l’inquadratura, valutare le luci, concentrarsi su un particolare;
  • imparare a visionare le proprie foto per scegliere gli scatti migliori;
  • portare in stampa le fotografie, collezionarle sugli album per rivederle;
  • cogliere i propri progressi e miglioramenti nella storia delle fotografie stampate.

Ci piace pensare che tra questi bambini, un giorno, ci sarà un nuovo fotografo AIFB: un fotografo che abbia conosciuto prima la passione per la fotografia, poi la tecnica e il rigore, per metterli insieme con devozione e gratitudine.

Perché essere fotografi di bambini è tutto questo.

(Foto di inizio post: Alessandra Cisternino)
Manuela

Manuela