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Maternità: perché non ti piaci quando ti vedi in una fotografia?

Diventare madri può sconvolgere in molti sensi: sconvolge di gioia, ma anche di paura; sconvolge il sonno, la routine quotidiana, spesso anche il lavoro, e infine anche il corpo – che cambia e accoglie.

Un corpo che in gravidanza si modifica fin nelle ossa – il bacino, la spina dorsale – e poi la circolazione, il peso, la pelle.

La felicità può diventare assoluta: il sogno di annusare il proprio bambino, tenerlo in contatto pelle contro pelle, le coccole fatte di mille carezze e bacini lievi come sussurri, le ninnenanne cantate a mezza voce.

E le domande inquiete: Sarò una brava mamma? Starò facendo bene? Riuscirò a proteggere mio figlio?

Già durante la gravidanza il corpo diventa accogliente per il bambino, e dopo attraverso l’allattamento: è un corpo – in qualche modo – che una mamma deve condividere con suo figlio, almeno per i primi anni.

Un corpo i cui confini non sono più così netti: un corpo che si trasforma, che cambia la percezione di sé, che viene amato incondizionatamente dal neonato, ma spesso incompreso dalla donna.

Dopo il parto: le smagliature, il seno gonfio o svuotato, a volte anche il taglio del cesareo; sono come strade, valli e montagne che intrecciano la mappa di un nuovo corpo, di un nuovo modo di viversi.

A volte è difficile accettare i cambiamenti del corpo, sia durante la gravidanza che dopo il parto, ma è un corpo che genera vita: non può essere brutto, mai.

La tentazione, di fronte a una fotografia, potrebbe essere quella di chiedere al fotografo di usare un po’ di photoshop: – Ho le caviglie gonfie, non riprendiamole; Mi vedo gonfia, mi puoi sgonfiare un poco?; Si possono cancellare le vene?

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Ogni neomamma vorrebbe essere perfetta. Perfetta per suo figlio, per suo marito, per se stessa. Perfetta perché nel desiderio di perfezione si nascondono le pieghe dell’amore:

Vorrei essere migliore per te, che sei il mio bambino, la persona che è nata dentro di me e che ho aspettato tutta la vita.

Ma il parto, la maternità, tutte le aspettative dell’attesa non sono perfette, ed è questa la loro rarità: la bellezza si cela dentro le circonvoluzioni dell’imperfezione, ed è in questo preciso istante di consapevolezza che una fotografia vera restituisce al corpo della donna la sua poeticità, l’unicità, il romanticismo, la sua femminilità più autentica.

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La fotografia professionale saprà restituire la bellezza della donna, anche attraverso il corpo della madre.

Il fotografo impara ad accudire il privilegio che gli è concesso: ritrarre la donna nell’apice della sua essenza, aiutandola a riaccettarsi attraverso uno specchio che riflette la sua dedizione.

Un ricordo che – con il senno di poi – ogni mamma avrebbe voluto: la fotografia del pancione, le foto del parto, un album con le immagini dei primi giorni di vita, le foto del proprio allattamento.

Ed è dopo qualche mese che, sfogliando quelle fotografie con la pancia che cresce o con il neonato in braccio, capiremo la grandezza della vita: la nascita, la trasformazione, la poesia che prende forma, la natura che ha già vinto.

In quelle foto non ci sarà vergogna, né timidezza.

Non ci sarà smagliatura che possa offuscare la straordinaria opera che abbiamo portato a termine: perché la vita possiede una sua maestosità che è bellezza pura in ogni istante, in tutti i respiri, nella musica dei cuori.

Foto inizio post: Cristina Moxedano 2017.

Manuela

Manuela